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Sguardi oltre lo schermo: teatro dell'assurdo

nell'occasione di una pandemia

Avete presente quando la connessione diventa debole, l’immagine dell’interlocutore si blocca ad un quadro che avrebbe fatto sognare Picasso e si sente soltanto “non...pens...qu...mi...al...dì...”? Durante quei momenti mi venivano spesso in mente, opere del teatro dell’assurdo in cui la comunicazione umana fallisce ed escono fuori frasi senza senso, parole scomposte, dialoghi che suscitano sorriso nonostante la condizione tragica che vivono i personaggi. 

Sguardi oltre lo schermo: comunicazione a dist-ansia

comunicazione a dist-ansia
- Io non lo so perché ma ho tanta paura di questo virus. 
- H., avere paura è normale, la paura ci permette di riconoscere i pericoli e di affrontarli, ma non devi farti paralizzare dalla paura. Questa malattia è rischiosa, però tu sei giovane e stai prendendo tutte le precauzioni necessarie per evitare il contagio. 
- Io ho paura anche per mia mamma. Perché domani lei va a lavorare. 

SGUARDI OLTRE LO SCHERMO: rumori armonici

Rumori armonici
E all'improvviso cambia tutto. Il divieto assoluto di poterci incontrare e fare insieme. 
Come ogni giorno da sempre. 
Mi sembra una follia, ma è verità. 
Scopro un nuovo modo di lavorare, nuove opportunità di rimettersi in gioco, nuove difficoltà. 

Sguardi oltre lo schermo: Supereroi

Supereroi

Mentre tutti si rifugiavano in casa seppellendosi sotto strati di mascherine, immersi in soluzioni-alcoliche-gel per la disinfezione di mani, viso, corpo e capelli; ripulendo e igienizzandosi anche dai propri peccati, noi abbiamo continuato a lavorare con i senza dimora nei dormitori e in strada. Immaginate cosa può esser stato proporre a chi vive in strada di indossare una mascherina, lavarsi spesso le mani, stare attento a non spargere moccio in giro, o chiedere di destreggiarsi in contorsioni per avvicinare il gomito al naso in caso di starnuto. 

SGUARDI OLTRE LO SCHERMO: CHI SEI? DOVE SEI? QUALE SCHERMO?

CHI SEI? DOVE SEI? QUALE SCHERMO?
Ci siamo tutti? Io non vi sento. Dice che non riesce a collegarsi. Forse manca ancora qualcuno. Ma voi sentite me? Sta facendo l’aggiornamento, ma arriva. Eppure sono certa manchi ancora qualcuno. Provo dal computer, forse è il microfono. Ecco, l’aggiornamento proprio oggi. Arrivati, finalmente, eccoci tutti!  
È così che iniziano le nostre attività.  

Sguardi oltre lo schermo: Io resto qua

IO_RESTO_QUA_
 
Vedo Rachel dopo 2 mesi. Due mesi in cui non è mai uscita di casa.
Mi dice “Andiamo ai giardini?”. Non si può deludere una richiesta del genere il primo giorno di fine lockdown.
Cosi io, Rachel, Chiara (la sorellina di un anno e mezzo) e la loro mamma usciamo di casa.

Sguardi oltre lo schermo: movimenti scomposti

movimenti scomposti

Sono diventata Sporty spice.

Ero lì tranquilla che mi accingevo a vivere una normale giornata di quarantena tra lieviti madre e serie TV, il tutto rigorosamente in posizione orizzontale, una di quelle giornate nelle quali cambi posizione solo quando non senti più le chiappe, quand'ecco che arriva il messaggio tanto temuto e da troppo tempo nell'aria: “Domani equipe su Skype.”
No, non è il titolo di un horror adolescenziale ambientato on line tipo "Cell"o "Unfriends" . È realtà.

Sguardi oltre lo schermo: ci sei ancora

Ci sei ancora

 

È un momento sospeso. È come stare in una bolla dove il tempo è immobile ed i pensieri fanno più rumore del solito. L’emergenza sanitaria ha costretto ognuno di noi, come persone e come operatori sociali, a cambiare le nostre abitudini sociali e lavorative.

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